Ammalarsi di COVID-19 è infortunio sul lavoro, la responsabilità è dell’imprenditore?
Il lavoratore ammalato di COVID-19 è considerato infortunio sul lavoro, la responsabilità è dell’imprenditore? E’ appena iniziata la “fase 2” e l’imprenditore che riapre l’azienda si trova ad affrontare un brutto e pericoloso rischio. Il rischio riguarda in ugual misura la grande impresa e la startup o startup innovativa o incubatore. Si abbiano 500 dipendenti o 1 dipendente o solo 1 collaboratore, localizzata a Pescara o in qualsiasi zona del Paese.
Ammalarsi di covid-19 è infortunio sul lavoro
Il comma 2 dell’art. 42 del decreto Cura Italia indica che un lavoratore contagiato da COVID-19 durante la sua attività lavorativa ricade nella casistica dell’infortunio sul lavoro. La stessa INAIL ribadisce il concetto nella circolare 13 del 3 aprile.
Cosa significa?
Significa che, come per qualsiasi altro infortunio, il lavoratore che si ammala di COVID-19 può rivalersi nei confronti del datore di lavoro. Questo vuol dire possibili azioni legali e richieste di risarcimenti.
Rischio responsabilità penale
Inoltre c’è la questione importantissima della responsabilità penale dell’imprenditore. Infatti, il riconoscimento di infortunio sul lavoro non costituisce di per sé riconoscimento di responsabilità penale. Di sicuro, però, apre questa possibilità, è un rischio, poi bisognerà vedere se il lavoratore può provare di aver contratto il COVID mentre svolgeva attività lavorativa. Ed è proprio qui che si apre il frangente più nebuloso, e quindi pericoloso, per l’imprenditore: se ammalarsi di COVID-19 è infortunio sul lavoro, come si dimostra che il contagio è avvenuto durante l’attività lavorativa?
L’onere della prova
E’il lavoratore che deve provare che il datore è venuto meno a norme di tutela della sicurezza o deve essere il datore a dimostrare di non aver mancato nei propri obblighi? Se un lavoratore contrae il COVID a oltre due settimane dall’ultima volta che è andato al lavoro, c’è una forte presunzione che il virus sia stato preso fuori dagli ambienti lavorativi; se invece un dipendente ha continuato a svolgere le sue mansioni, è più facile che dica di aver contratto il virus sul luogo di lavoro. E a questo punto sarà il datore che dovrà provare a discolparsi e dimostrare che il Covid non è stato recepito nell’esercizio dell’attività lavorativa. Basterebbe però che anche un altro dipendente abbia contratto il virus per creare una sorta di presunzione di responsabilità del datore.
Consigli per l’imprenditore
L’imprenditore/datore di lavoro è responsabile della salute e della sicurezza dei suoi dipendenti ed era tenuto ad adottare misure per prevenire infortuni e malattie sul lavoro anche prima del Coronavirus (D.Lgs. 231/2001 e D.Lgs. 81/2008). Per le caratteristiche del virus l’infortunio da COVID-19, come sopra discritto, è più indeterminabile dei rischi e dei pericoli ai quali le aziende e i lavoratori sono stati abituati finora. E quindi, cosa può fare un imprenditore per tutelarsi? Al momento, l’unica arma certa è la prevenzione che si concretizza in:
- valutare con precisione i rischi di contagio da Coronavirus in azienda,
- aderire in modo preciso alle indicazioni previste nel Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro (o altri futuri regolamenti in materia).
- portare all’esterno dell’azienda tutti i servizi possibili.
Procurarsi i body scanner per misurare la temperatura ai dipendenti prima che questi entrino nel luogo di lavoro o acquistare tamponi e test sierologici certamente aiuterebbe, ma è chiaro che non sono soluzioni alla portata di tutti.
L’incubatore THE HIVE PESCARA mette a disposizione la struttura alle startup/startup innovative/professionisti che vogliono ridurre il suddetto rischio “scaricandolo” sull’incubatore e gli addetti dell’incubatore. Gli interessati possono compilare il sottostante form